Il gruppo Sabaf di Ospitaletto, provincia di Brescia, ha chiuso il 2025 con 278,2 milioni di euro di ricavi di vendita e 1.617 dipendenti al 31 dicembre, più 121 lavoratori non dipendenti. I dati sono nella rendicontazione consolidata di sostenibilità approvata dal consiglio di amministrazione il 24 marzo 2026 e sottoposta a esame limitato di EY. Le due soglie che dal 2027 decidono chi in Europa pubblica una rendicontazione di sostenibilità sono 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di ricavi netti, e vanno superate entrambe. Sabaf supera la prima di 617 persone. Alla seconda mancano 171,8 milioni.
Dall’esercizio 2027 Sabaf è quindi fuori dal perimetro. Per gli esercizi 2025 e 2026 no.
Cosa dice il testo
La direttiva (UE) 2026/470, il pacchetto Omnibus I, è stata adottata il 24 febbraio 2026, pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione il 26 febbraio ed è in vigore dal 18 marzo 2026. L’articolo 5 fissa al 19 marzo 2027 il recepimento degli articoli 1, 2 e 3, quelli sulla rendicontazione; per l’articolo 4, sul dovere di diligenza, il termine è il 26 luglio 2028. Le soglie della CSRD del 2022 — 250 dipendenti, 50 milioni di ricavi, 25 milioni di attivo, due criteri su tre — sono sostituite dai due criteri cumulativi.
L’articolo 3 riscrive il calendario. Le imprese della prima ondata — enti di interesse pubblico con più di 500 dipendenti, già soggetti alla dichiarazione non finanziaria — restano obbligate «per gli esercizi che iniziano tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026». Lo stesso articolo aggiunge una deroga: gli Stati membri «possono esonerare» le imprese che non superano i 450 milioni di ricavi netti o i 1.000 dipendenti «per gli esercizi che iniziano tra il 1° gennaio 2025 e il 31 dicembre 2026». Il considerando 31 chiede che la deroga sia attuata garantendo la certezza del diritto. È una facoltà, e si esercita recependo la direttiva.
Sabaf appartiene alla prima ondata: ha pubblicato la dichiarazione non finanziaria ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 254/2016 fino all’esercizio 2023, come ente di interesse pubblico rilevante.
In Italia la facoltà non è stata esercitata
Il testo in vigore resta il decreto legislativo 125 del 6 settembre 2024. Il decreto-legge 30 giugno 2025, n. 95, convertito dalla legge 8 agosto 2025, n. 118 (Gazzetta Ufficiale n. 184 del 9 agosto 2025), ha recepito la direttiva «stop the clock» spostando di due anni l’obbligo per le grandi imprese non ancora obbligate — primo esercizio 2027, prima pubblicazione 2028 — e al 2028 quello delle PMI quotate. Per la prima ondata non ha cambiato nulla.
La delega a recepire la 2026/470 è nel disegno di legge di delegazione europea approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026, che riguarda 20 direttive e 7 regolamenti; lo indica una scheda dell’Istituto nazionale revisori legali del 4 settembre 2026. All’8 settembre 2026 il testo risultava firmato dal Presidente della Repubblica e atteso alle Camere. Dopo la legge servirà il decreto legislativo.
Il calendario si incrocia. Il consiglio di Sabaf ha approvato la rendicontazione dell’esercizio 2024 il 25 marzo 2025 e quella del 2025 il 24 marzo 2026. Se la data resta quella, la rendicontazione dell’esercizio 2026 sarà approvata nei giorni immediatamente successivi al 19 marzo 2027, termine per recepire la direttiva che può renderla non dovuta.
Lo scudo che si ferma a mille
La stessa direttiva introduce un tetto alle richieste di dati lungo la catena del valore. L’«impresa protetta» — quella che non supera in media 1.000 dipendenti nell’esercizio precedente e si trova nella catena del valore di un’impresa che rendiconta — ha il diritto di rifiutare le informazioni che eccedono lo standard volontario, e le clausole contrattuali contrarie non sono vincolanti. Il criterio dello scudo è solo il numero di dipendenti: la soglia dei ricavi non c’è. Sabaf, che nel 2025 ha ricavato il 59,3% del fatturato normalizzato dai componenti gas e il 32,3% dalle cerniere vendute ai produttori di elettrodomestici, ne ha 1.617. Esce dall’obbligo di rendicontare e non entra fra le imprese che possono dire di no.
Quante sono
Nel 2025, primo anno di applicazione degli ESRS, hanno pubblicato la rendicontazione di sostenibilità 136 società quotate italiane, il 69,4% del totale e il 97,1% della capitalizzazione; nel 2024 le dichiarazioni non finanziarie erano state 150, il 72% e il 97,2%. Sono i numeri del rapporto Consob del 20 aprile 2026, costruito su un campione di 60 società. Lo stesso rapporto separa le società che resteranno obbligate dall’esercizio 2027 da quelle che potrebbero non esserlo più, e misura la distanza: procedure interne di rendicontazione nel 57% delle prime contro il 43% delle seconde, piani ESG nel 73% contro il 53%.
Sul perimetro complessivo, Cerved Rating Agency ha calcolato il 14 marzo 2025 che delle 10.500 imprese italiane allora dentro ne sarebbe rimasto il 12%, 1.300, con punte di riduzione del 95% in alcune regioni, e che delle 1.424 imprese del campione con rischio fisico alto o molto alto ne sarebbe uscito il 90%. Sul lavoro già fatto, Deloitte ha esaminato gli 85 report delle quotate di Euronext Milan allineati alla direttiva, l’81% della capitalizzazione: media di 150 pagine, dalle 54 del più breve alle 379 del più lungo. EFRAG, nell’analisi costi-benefici del dicembre 2025 sugli standard semplificati, stima 3,7 miliardi di euro di risparmi fra il 2027 e il 2031, il 34% dei costi diretti di rendicontazione, che diventano 4,7 miliardi e il 44% contando la catena del valore.
Chi resta dentro per due milioni
Elica, Fabriano, 2.459 dipendenti al 31 dicembre 2024, ha chiuso quell’esercizio con 452,092 milioni di euro di ricavi: 2,092 milioni sopra la soglia dei 450, cioè lo 0,5% del fatturato. Nel 2025 i ricavi sono saliti a 460,6 milioni, +1,9%, annunciati il 12 febbraio 2026. Con i conti 2024 e 2025 Elica supera entrambi i criteri. Con mezzo punto di ricavi in meno nel 2024 ne avrebbe superato uno solo, come Sabaf.
Quello che questo pezzo non sa
Non sappiamo se il Governo italiano userà la facoltà di esonero per gli esercizi 2025 e 2026: il disegno di legge di delegazione fissa i criteri, non la scelta, e il decreto legislativo non esiste. Non sappiamo nemmeno come sarà applicato il test dimensionale. L’articolo 19a riscritto parla di imprese che superano i criteri «alle date di chiusura dei bilanci», al plurale; l’articolo 29a, sui gruppi, usa il singolare. Se contano due esercizi consecutivi, la posizione di Elica nel 2027 dipende da conti che non esistono ancora.
Sui dipendenti la direttiva chiede la media dell’esercizio; Sabaf pubblica l’headcount al 31 dicembre, 1.617 nel 2025 e 1.570 nel 2024. La media non l’abbiamo. Il profilo commerciale del gruppo parla di «oltre 1.800» persone su 15 siti produttivi: è un dato di comunicazione, non l’informativa ESRS, e non l’abbiamo usato. Entrambi i numeri superano comunque i 1.000. Allo stesso modo abbiamo usato i ricavi di vendita, 278,2 milioni nel 2025 e 285,1 nel 2024, e non quelli normalizzati che la società mette in evidenza (279,2 e 277,0): la soglia europea è sui ricavi netti.
Non abbiamo nessuna cifra verificabile su quanto una media impresa italiana abbia speso in consulenze e software per adeguarsi. Circolano stime per impresa attribuite a EFRAG — 740.000 euro ricorrenti e 430.000 di investimento iniziale per le grandi quotate — che non abbiamo trovato nell’analisi costi-benefici di EFRAG del dicembre 2025 e che quindi non pubblichiamo. I contratti di consulenza non sono documenti pubblici. È il numero che manca a questo pezzo, ed è quello che direbbe se il danno è grande o piccolo. Restano aperte altre due cose: la nota di Cerved non dichiara quali soglie abbia simulato ed è anteriore all’accordo finale, e il conto sulle soglie definitive non l’abbiamo rifatto; l’atto delegato con gli ESRS semplificati, adottato il 3 luglio 2026, al 2 settembre 2026 non risultava ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale dell’Unione, e non sappiamo se il periodo di controllo di Parlamento e Consiglio sia stato prorogato. I dati di Sabaf ed Elica sono quelli dei loro documenti pubblici; la conseguenza giuridica la scriverà il decreto italiano.
- Direttiva (UE) 2026/470 del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 febbraio 2026, testo integrale su EUR-Lex (ELI: data.europa.eu/eli/dir/2026/470/oj): considerando 31; articolo 1 (nuovi articoli 19a e 29a della direttiva 2013/34/UE, soglie di 450 milioni di euro e 1.000 dipendenti; definizione di «impresa protetta»); articolo 3, punto 1 (modifiche all'articolo 5, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2022/2464: prima ondata «per gli esercizi che iniziano tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026» e deroga facoltativa per gli esercizi 2025-2026); articolo 5 (recepimento: articoli 1, 2 e 3 entro il 19 marzo 2027, articolo 4 entro il 26 luglio 2028); articolo 6 (entrata in vigore). Pubblicazione in GUUE serie L del 26 febbraio 2026; posizione del Parlamento europeo del 16 dicembre 2025 e decisione del Consiglio del 24 febbraio 2026
- Sabaf S.p.A., Rapporto annuale 2025 (rapportoannualesabaf.com, edizioni 2012-2025 nella pagina Download): Rendicontazione consolidata di sostenibilità 2025, approvata dal consiglio di amministrazione il 24 marzo 2026 ed esaminata da EY S.p.A. con esame limitato — ESRS 2 BP-1 (redatta ai sensi del d.lgs. 125/2024 e delle misure del «quick fix» adottato dalla Commissione l'11 luglio 2025), ESRS S1-6 (1.617 dipendenti al 31 dicembre 2025, 1.570 al 31 dicembre 2024), ESRS S1-7 (121 lavoratori non dipendenti nel 2025); Relazione sulla gestione (ricavi di vendita 278,201 milioni di euro nel 2025 e 285,091 nel 2024; ricavi normalizzati 279,236 e 276,965; componenti gas 59,3% e cerniere 32,3% dei ricavi normalizzati 2025)
- Sabaf S.p.A., Rapporto annuale 2023, Dichiarazione consolidata di carattere non finanziario 2023 redatta ai sensi dell'articolo 4 del d.lgs. 254/2016
- Elica S.p.A., Relazione annuale integrata 2024: ricavi consolidati 452,092 milioni di euro (473,204 nel 2023); ESRS S1, totale dipendenti 2.459 al 31 dicembre 2024. Risultati 2025 comunicati il 12 febbraio 2026: ricavi 460,6 milioni di euro, +1,9%
- Decreto legislativo 6 settembre 2024, n. 125 (Gazzetta Ufficiale del 10 settembre 2024)
- Decreto-legge 30 giugno 2025, n. 95, convertito con modificazioni dalla legge 8 agosto 2025, n. 118, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 184 del 9 agosto 2025: recepimento della direttiva (UE) 2025/794 «stop the clock»
- Presidenza del Consiglio dei ministri, comunicato stampa del Consiglio dei ministri n. 185 del 4 agosto 2026 (disegno di legge di delegazione europea, 20 direttive e 7 regolamenti); Legacoop, notiziario istituzionale dell'8 settembre 2026 sullo stato dell'iter
- Istituto nazionale revisori legali, scheda del 4 settembre 2026 «Cosa stabilisce la legge di delegazione europea in materia di rendicontazione ESG»
- Consob, comunicato del 20 aprile 2026 e Rapporto sulla rendicontazione di sostenibilità delle società quotate italiane (136 società nel 2025, 69,4% e 97,1% della capitalizzazione; 150 dichiarazioni non finanziarie nel 2024, 72% e 97,2%; campione di 60 società; confronto 57%/43% e 73%/53%)
- Cerved Rating Agency, analisi del 14 marzo 2025 sull'impatto dell'Omnibus sulla CSRD (10.500 imprese italiane nel perimetro, 12% residuo pari a 1.300; 1.424 imprese a rischio fisico alto o molto alto, 90% in uscita)
- Deloitte Italy, «CSRD Insights — I primi report delle quotate italiane a confronto» (85 società di Euronext Milan, 81% della capitalizzazione, media 150 pagine, range 54-379)
- EFRAG, «Cost-benefit Analysis on Draft Amended ESRS», dicembre 2025 (3,7 miliardi di euro di risparmi 2027-2031, 34% dei costi diretti; 4,7 miliardi e 44% con la catena del valore)
- Commissione europea, atto delegato sugli ESRS rivisti e sullo standard volontario adottato il 3 luglio 2026; Cleary Gottlieb, aggiornamento normativo del 2 settembre 2026 sullo stato del periodo di controllo
- Commissione europea, regolamento delegato (UE) 2025/1416 «quick fix», adottato l'11 luglio 2025 e pubblicato in GUUE il 10 novembre 2025
